Beniamino Mastursi

Beniamino Mastursi (1902-1959), sindaco di Buccino

Nel 60° anniversario della morte, 10 aprile 2019

Il 10 aprile 1959 scompariva prematuramente il sindaco Beniamino Mastursi.

In occasione del sessantesimo anniversario della morte, abbiamo ritenuto necessario ricordare con questa breve nota un personaggio che ha lasciato una forte impronta nella storia novecentesca della comunità di Buccino*.

La famiglia

La famiglia «Masturzo» – questo era il cognome originario della famiglia – non era originaria di Buccino, ma aveva le sue origini nella frazione Vignale di S. Cipriano Picentino, dove il 14 marzo 1827 nacque Vincenzo Masturzo, figlio del «possidente» Michele e dalla moglie Natalizia Procida.

Vincenzo, «venditore di cuoiami» e «negoziante», fu il primo della sua famiglia a trasferirsi a Buccino, dove il 23 febbraio 1852 sposò Rosa Lenzi, figlia di Paolo, anch’egli commerciante («merciaio») ed appartenente ad una famiglia, originaria di Bagnoli Irpino, di recente trasferimento a Buccino, che il 15 aprile 1833 aveva sposato la buccinese Lucia Pucciariello.

Vincenzo, che sarebbe poi morto a Buccino il 28 novembre 1884 all’età di 56 anni, e Rosa ebbero diversi figli. Il primogenito fu Raffaele, nato poco meno di un anno dopo le nozze, cui seguirono Francesco Paolo nel 1854, Carlo l’anno seguente, Letizia nel 1858, Leopoldo nel 1859, Giuseppe Michele nel 1862, Giuseppe Gaetano nel 1863, Michele nel 1865, Errico nel 1868, Lucia nel 1870, Enrico Nicola (morto a un anno) e Adelina nel 1874.

Michele, nato il 23 gennaio 1865, il 26 settembre 1895 sposò la gentildonna Ermelinda Fuccia – nata il 12 febbraio 1864 dal proprietario don Nicola Fuccia e dalla moglie donna Teresa Pugliese – la quale gli diede due figlie – Rosa, nata nel 1896, e Teresina, nata nel 1898 – e due figli, Giuseppe, nato nel 1900, e Beniamino, il quale nacque pochi giorni prima della prematura scomparsa di suo fratello, morto il 14 marzo 1902 all’età di circa due anni.

Albero genealogico dei Mastursi

Beniamino Mastursi nacque infatti alle 23.20 del 6 marzo 1902 nella casa paterna in Via Piazza. Il nome di battesimo, estraneo alla tradizione familiare, gli fu dato per onorare l’amicizia che legava la famiglia a Beniamino Spirito, l’avvocato di San Mango Piemonte che a partire dal 1883 fu a più riprese deputato, prima, e senatore, poi, per il collegio elettorale di Campagna.

Comizio in Piazza nella campagna elettorale che vide Beniamino Spirito contrapposto a Vito Lembo (Foto d’epoca)

Il 26 settembre 1925 sposò Maria Fasano, figlia di Teodoro, notaio di Colliano, e di Rosa Chiariello, di importante famiglia buccinese. La suocera di Beniamino Mastursi, infatti, era la figlia del dottor Alfonso Chiariello e suoi fratelli furono Luigi, poi magistrato, e Giuseppe Antonio, che fu a lungo medico condotto a Buccino a partire dagli anni ’30 del Novecento.

Dal matrimonio nacquero cinque figli: Michele, Linda, Fernando, Bruno e Renato.

Gli studi e la professione legale

Come molti della sua generazione, condusse i suoi primi studi alla scuola di don Antonio Grieco, parroco di S. Giovanni Gerosolimitano per molti anni, a cui – come abbiamo già segnalato in un nostro precedente contributo – negli anni ’60, proprio per la sua lunga opera di valente educatore, si decise di intitolare la Scuola Media Statale appena istituita (segnaliamo con disappunto che la targa marmorea posta all’ingresso della Scuola è andata in frantumi e sarebbe necessario ricollocarla al proprio posto). Agli insegnamenti di don Grieco, Beniamino Mastursi dovette la sua ottima oratoria, che gli sarebbe stata poi assai utile sia nella sua esperienza professionale sia nella futura attività politica.

Beniamino Mastursi conseguì il diploma di ragioniere e nei primi anni ’30 ottenne dal Tribunale di Salerno la nomina a “patrocinatore legale”, che consentiva di esercitare la professione forense dinanzi alle Preture e agli Uffici di Conciliazione. La sua abilità e lo spiccato intuito gli permisero di conquistarsi un ampio numero di clienti nell’intero mandamento della Pretura di Buccino (che allora comprendeva oltre Buccino, anche i comuni di S. Gregorio Magno, Palomonte, Ricigliano e Romagnano al Monte). I suoi referenti presso gli uffici giudiziari superiori furono soprattutto due avvocati di spicco del Foro salernitano: il penalista Camillo de Felice e il civilista Arturo Cirone. Apprezzamento, sia personale che professionale, gli fu dimostrato a più riprese anche dai pretori che nel corso degli anni ressero l’ufficio buccinese. In tal senso si espresse anche il pretore Armando Olivares che ne volle commemorare la figura nell’udienza penale del 10 aprile 1959, la prima successiva alla sua morte.

La politica

La famiglia Mastursi fu impegnata nella vita politica buccinese almeno dal settembre 1874, data in cui Vincenzo, nonno di Beniamino, è documentato come membro del consiglio municipale. Identico incarico ebbe poi anche Michele, figlio di Vincenzo e padre di Beniamino, che fu anch’egli consigliere ed assessore comunale per diversi anni.

In ambito provinciale la famiglia Mastursi si legò politicamente ai fratelli Spirito – il già nominato Beniamino e suo fratello Francesco, anch’egli avvocato e poi deputato -, e a Giovanni Amendola, che rimase un costante punto di riferimento politico della famiglia anche nei momenti più tristi della persecuzione fascista ai suoi danni.

Un prezioso ricordo del rapporto tra i Mastursi e l’onorevole Amendola ci è fornito dallo stesso Beniamino Mastursi in un suo articolo apparso sul “Mattino d’Italia” il 7 aprile 1951. L’articolo rivela infatti che i legami con Amendola risalivano all’inizio dell’impegno politico del giornalista sarnese: Beniamino Mastursi racconta di aver conosciuto Amendola a Salerno nel 1919 nello scomparso Caffè Salvi quando «il grande parlamentare suggellava con mio padre una affettuosa amicizia, restata intatta per molti anni». Nella campagna elettorale del 1919 Amendola tenne anche un acclamato comizio a Buccino, dove sarebbe tornato, da deputato e ospite della famiglia Mastursi, nel luglio 1920 in occasione della festa patronale. L’onorevole si trattenne a Buccino qualche giorno e «restò impressionato – ricorda ancora Beniamino Mastursi – della stragrande quantità di fedeli che seguivano l’Immagine, delle vistose offerte, e dei molti e grossi ceri sorretti da popolazione, che precedevano la statua, a piedi nudi», tant’è che negli anni successivi ritornò più volte a Buccino in occasione della festa. L’onorevole, rieletto nelle elezioni del 1921 e successivamente nominato Ministro delle Colonie nei governi Facta, fu nuovamente ospite dei Mastursi a Buccino l’anno successivo, ricevendo dai buccinesi una festosa accoglienza, secondo quanto ricordato da Mastursi. Amendola, prima che la vile aggressione fascista subita a Montecatini lo costringesse a trasferirsi in Francia per le cure mediche necessarie, sarebbe tornato a Buccino ancora un’ultima volta nel settembre 1923 per una triste vicenda familiare: infatti il 23 settembre di quell’anno morì prematuramente a Buccino la sua giovane nipotina Anna Maria, figlia del fratello, come avrebbe poi ricordato anche Giorgio Amendola nella sua autobiografia. Anche nei suoi ultimi, terribili momenti Giovanni Amendola si ricordò dei suoi amici e sostenitori buccinesi: il 23 settembre 1925 da Vichy inviò a Beniamino Mastursi un affettuoso biglietto di auguri, ancora oggi gelosamente custodito dagli eredi, in occasione delle sue nozze che vedevano celebrare l’unione dei Mastursi con i Fasano, anch’essi sostenitori di Amendola nell’area dell’alto Sele. 

Il rapporto di affettuosa stima con Amendola, dopo la sua tragica scomparsa avvenuta a Cannes il 7 aprile 1926, si estese anche ai suoi figli Giorgio e Pietro, che più volte furono ospiti dei Mastursi a Buccino prima e dopo la morte del padre. Giorgio Amendola nella sua autobiografia ricorda un suo felice soggiorno a Buccino nell’estate 1923, quando il padre lo allontanò da Roma per evitargli possibili aggressioni o intimidazioni da parte dei fascisti. Ne riportiamo qui un ampio stralcio, utile a rievocare l’ambiente buccinese di quegli anni (G. Amendola, Una scelta di vita, Milano 1976, pp. 76-77):

Passai l’estate del 1923 tra i Palmieri di Sarno e i Masturzi di Buccino. Ospite dei Masturzi era anche zio Mario con la famiglia. Come al solito, settimane incantevoli. Al mattino seguivo gli altri a caccia, preoccupandomi soprattutto di mangiare frutta. A Buccino andavo con un prete gioviale fino al fondo della valle per bagnarmi nelle acque fredde e chiare del fiume Bianco, un affluente del Calore. Il buon prete preparava delle bombe che lanciava nel fiume, dopo avere costruito degli sbarramenti di pietre. Il bottino di pesce era sempre assai ricco. Allora non c’erano preoccupazioni né di ecologia, perché le acque erano purissime, né di conservazione della specie, perché i pesci si sarebbero potuti prendere con le mani.
Dopo il pranzo ricco e pesante, e la lunga siesta, trascinavamo la serata seduti sulle sedie del Circolo, dove i galantuomini e i signori non si stancavano di fare pettegolezzi, mentre alcuni erano impegnati in lunghe, e spesso rovinose, partite a poker.

Triste, vuota e arida la vita di questi borghesi che riandavano ogni giorno agli anni felici dell’università […]. I migliori partivano attirati dalle professioni, della magistratura, dell’università, e molti riuscivano a fare carriera. Ma i più erano obbligati a restare. Presa la laurea in legge o in medicina, era raro che qualcuno riaprisse un libro.

Io che mi vantavo delle battaglie letterarie romane non trovavo ascoltatori capaci di intendere la differenza tra Luigi Pirandello e Marco Praga. L’unico poeta conosciuto (di nome), ammirato ed esaltato, era D’Annunzio. C’erano, per fortuna, gli isolati, colti, o, almeno, eruditi. Il buon prete aveva una ricca biblioteca. Tra i molti libri di filosofia e di teologia, vi trovai anche i romanzi di Guerrazzi, del D’Azeglio, del Cantù, che lessi in quell’occasione, e persino una traduzione dei Miserabili, che avevo già letto e che non mi stancherò mai di rileggere.


Successivamente, le differenti posizioni politiche assunte da Giorgio e Pietro Amendola, divenuti esponenti di spicco del Partito Comunista Italiano (PCI), rispetto alla tradizione liberale di famiglia, non alterarono i rapporti di amicizia con la famiglia Mastursi. Pietro, che fu a lungo segretario del PCI in provincia di Salerno, in occasione dei diversi comizi tenuti a Buccino nelle varie campagne elettorali, faceva sempre tappa presso lo studio Mastursi, nella piazza che nell’immediato dopoguerra l’amministrazione comunale aveva voluto intitolare alla memoria del padre.

Intensi furono anche i rapporti di Beniamino Mastursi con Giorgio Amendola. Proprio per la loro amicizia e la comune fede antifascista, nonostante le diverse convinzioni politiche Mastursi sostenne Amendola alle elezioni per l’Assemblea Costituente del 2 giugno 1946, in cui il PCI ottenne a Buccino 175 voti (il 6,54%).

Indicativo di tale rapporto di amicizia fu il fatto che nel 1946 in occasione dell’occupazione contadina delle terre del commendatore Agnetti, quando gli occupanti, tra cui si notava anche l’avvocato salernitano Giuseppe Lanocita, furono tratti a giudizio penale presso la Pretura di Buccino, l’onorevole comunista Guido Martuscelli, presumibilmente su consiglio di Giorgio Amendola, ne affidò la difesa proprio a Beniamino Mastursi.

Mastursi nel periodo di guerra fu tra i protagonisti dell’episodio più tragico e pericoloso per la comunità buccinese, fino ad allora lambita soltanto da lontano dai drammi della guerra. Infatti, quando il 15 settembre 1943 giunse a Buccino una colonna tedesca che risaliva dalla Calabria verso Napoli ed i nazisti pretesero dalla popolazione la consegna di un grosso quantitativo di carne e di altre vettovaglie, necessarie al loro sostentamento e a quello dei prigionieri che avevano con loro, sotto la minaccia di far bombardare il paese, fu proprio Mastursi insieme ai suoi cugini Fuccia – pare per ordine del maresciallo dei Carabinieri – a darsi da fare per evitare la rappresaglia nazista e ad organizzare il recupero di quanto richiesto dai militari presso i vari proprietari di bestiame del paese. Per fortuna, per le necessità indotte dall’evolversi degli eventi, i tedeschi furono costretti ad abbandonare Buccino nel corso della notte e quindi gli alimenti raccolti furono poi venduti alla popolazione. Purtroppo – come ho raccontato qui e nel mio Quando i padri seppellirono i figli – il 16 settembre il paese dovette subire comunque un tragico bombardamento, effettuato però dai bombardieri inglesi proprio per eliminare quella colonna tedesca giunta a Buccino e già fuggita, che portò alla morte, immediata o per le ferite riportate, di 45 persone, di cui la metà erano bambini.

Beniamino Mastursi nella campagna elettorale del 1956

Beniamino Mastursi fu assessore comunale nella prima giunta del dopoguerra, costituita il 4 settembre 1945 sotto la guida del sindaco Giovanni Cocozziello, in cui entrarono tutti i rappresentanti dei partiti antifascisti esistenti a Buccino con la promessa della «massima collaborazione – secondo quanto recita la delibera d’insediamento – per lo svolgimento di tutte le pratiche che interessano il bene della popolazione, augurandosi che mercè l’opera concorde, fattiva, oculata e disinteressata di tutti, si raggiunga la completa concordia fra la popolazione». Il sentimento di riconciliazione non durò molto dal momento che Mastursi, rappresentante del Partito d’Azione, insieme agli assessori rappresentanti la DC (il prof. Gerardo Raffaele Zitarosa), il PCI (Nicola Landolfi) e il Partito Liberale (Nicola Muccione), si dimise pochi mesi dopo, nonostante il sostegno ricevuto dal Prefetto che lo invitava a desistere dal suo proposito, per dissapori con il sindaco su alcune questioni. Alla fine degli anni ’40, il Prefetto lo destinò poi quale Commissario Prefettizio nel vicino Comune di Salvitelle.

A partire dalle elezioni politiche dell’aprile 1948 militò convintamente nelle file della Democrazia Cristiana (DC). Fu eletto sindaco di Buccino per la prima volta nelle elezioni del 1952, a cui dovette presentarsi, però, con una lista civica, “La Bandiera”, poiché la Direzione Provinciale della DC, su pressione di maggiorenti locali, gli aveva negato la possibilità di utilizzare il simbolo del partito, che fu assegnato alla lista guidata dal commendatore Giovanni Cocozziello, sindaco uscente. Insieme a lui, nella lista “La Bandiera” furono eletti consiglieri Giuseppe Candela, il dott. Vincenzo Caprio, il dott. Giuseppe Caravoglia, l’avv. Bonaventura D’Acunto, Raffaele D’Acunto, il dott. Luciano D’Agostino, il dott. Vincenzo Fuccia, Raffaele Landolfi, Emilio Magaldi, Francesco Mangini, Antonio Marottoli, Francesco Sacco, Francescantonio Salimbene, Michele Salimbene e Nicola Salimbene.

1952 – I consiglieri della lista “La Bandiera”

Nel 1956 si ricandidò per il rinnovo del consiglio comunale di Buccino, stavolta con il simbolo della DC inserito nella bandiera. Furono rieletti con lui i consiglieri Candela, Caravoglia, D’Acunto (Bonaventura e Raffaele), Fuccia, Magaldi, Mangini, Salimbene (Francescantonio e Michele), a cui si aggiunsero Giuseppe Calella, Giovanni Li Santi, Onofrio Ernesto Mazzillo, Ermiliano Salimbene e gli insegnanti Vincenzo Grieco e Carlo Sacco.

1956 – I consiglieri della lista “La Bandiera” al loro insediamento

Beniamino Mastursi non poté portare a termine il secondo mandato perché alcuni consiglieri di maggioranza si accordarono con i consiglieri dell’opposizione (eletti nella lista concorrente denominata “La Tromba”) e composero una nuova giunta, che elesse sindaco il dottor Vincenzo Fuccia. A quanto pare le ragioni di tale operazione politica erano legate alla mancata soppressione del posto di Ufficiale Sanitario al Comune di Buccino, e quindi al mancato collocamento a riposo del dottor Vincenzo Cocozziello, richiesto dai medici e da una delle ostetriche del paese, per cui l’amministrazione Mastursi aveva deliberato in materia e aveva messo in moto la relativa procedura, che aveva portato al decreto prefettizio di soppressione del posto di Ufficiale Sanitario, ma esso era stato revocato successivamente a seguito di decisioni giurisdizionali.

1956 – Comizio di B. Mastursi in Corso Garibaldi dal balcone di casa Verderese (Archivio famiglia Mastursi)

Le due giunte Mastursi riuscirono a conseguire importanti risultati nella loro attività amministrativa. Tutto ciò fu dovuto innanzitutto alla capacità di Mastursi di utilizzare tutti i suoi legami politici e le sue amicizie, numerose a Salerno e a Napoli, per la soluzione dei problemi che Buccino, al pari di gran parte dei piccoli comuni meridionali delle zone interne, viveva nel secondo dopoguerra.

L’attiva collaborazione di alcune autorità politiche e di altre personalità permise, infatti, alla giunta Mastursi di realizzare alcune importanti opere di modernizzazione del paese, alle quali ancora oggi è legato il ricordo dei buccinesi per la sua figura. Duraturi e proficui furono i rapporti che Mastursi ebbe con gli onorevoli Amodio, Iervolino, De Martino, Sullo e Indelli. Anche l’onorevole Giorgio Amendola, nel frattempo divenuto Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, in nome del suo antico legame affettivo con Buccino e dell’antica amicizia con Mastursi, non fece mancare il proprio aiuto alla giunta buccinese, interessandosi in particolare per ottenere finanziamenti per la bonifica dei “piani comunali”, per la costruzione delle prime case popolari e per l’edificazione dell’edificio scolastico di via Pescara, al Borgo.

11 maggio 1954  – Inaugurazione di un cantiere al Casale

Notevole fu anche l’impegno profuso per Buccino dall’ingegnere Stefano Brun, buccinese per parte di madre e rimasto legato affettuosamente a Buccino per tutta la vita, al quale per viva riconoscenza la giunta Mastursi il 21 aprile 1954 conferì la Cittadinanza Onoraria di Buccino. Sia la corrispondenza intercorsa tra il sindaco e l’ingegnere Brun, conservata dagli eredi, sia le motivazioni alla base della concessione onorifica – da cui si cita –  testimoniano un suo impegno diretto per varie questioni, tra cui il restauro del Palazzo degli Uffici, la «ricostruzione della volta della chiesa di S. Maria, l’inclusione di Buccino tra i paesi montani, l’impegno della Cassa del Mezzogiorno per la revisione della rete idrica dell’acquedotto consortile […], il felice avvio della pratica relativa alla costruzione della rotabile Buccino-Caprignola-Scalo Sicignano e del grandioso Acquedotto “Alta Valle del Sele” […] la inclusione della nostra casa di maternità per bisognosi sotto l’Alto Patronato del Sovrano Militare Ordine di Malta». In materia sanitaria Mastursi non mancò di avvalersi della valida collaborazione del cugino, il prof. Alfonso Giovanni Chiariello, direttore dell’Ospedale dei Pellegrini di Napoli e poi dal 1968 senatore della Repubblica.

Tutto ciò permise alle giunte Mastursi di realizzare importanti interventi che contribuirono innegabilmente al miglioramento del paese. Ne ricordiamo i principali.

Il 22 aprile 1956, grazie al finanziamento del Provveditorato alle Opere Pubbliche, fu completata la trasformazione dell’ex convento agostiniano di S. Antonio in Palazzo degli Uffici, in cui trovarono sede il Comune, la Pretura, l’Ufficio delle Imposte, l’Ufficio del Registro e la Direzione Didattica.


22 aprile 1956 – Inaugurazione del Palazzo degli Uffici

22 aprile 1956 – Inaugurazione del Palazzo degli Uffici

Di primaria importanza fu l’istituzione della Scuola Media Statale, tenacemente voluta dall’amministrazione quale strumento fondamentale per una maggiore scolarizzazione e migliore livello culturale per la comunità buccinese, e ottenuta grazie al decisivo interessamento dell’onorevole Maria Iervolino, all’epoca Sottosegretario alla Pubblica Istruzione, che fu più volte presente a Buccino in quegli anni. L’on. Iervolino fu tra le autorità presenti anche all’inaugurazione del rinnovato edificio per le scuole elementari al Borgo, avvenuta nello stesso giorno di quella del Palazzo degli Uffici. Fu mantenuta sempre attiva la refezione scolastica sia per le scuole elementari che per quella materna.

22 aprile 1956 – Inaugurazione della Scuola Elementare di via Pescara

Fu effettuata la sistemazione di piazza Mercato – che nell’immediato dopoguerra era stata meritoriamente dedicata alla memoria dell’onorevole socialista Giacomo Matteotti – e del cimitero e furono finalmente asfaltate, grazie al sostegno economico della Provincia, alcuni tratti principali della viabilità urbana (via Casale, largo Municipio, piazza S. Vito, corso Vittorio Emanuele, corso Garibaldi, largo Pescara, via Pescara). Grazie all’utilizzo dei “Cantieri Scuola” e del “Soccorso invernale” finanziati dalla Prefettura, l’amministrazione riuscì a garantire la manutenzione stradale sia a strade interne al paese (Porta Consina, S. Elia, Forcella, Santo Spirito, Largo S. Rina, Egito, Conceria, S. Antonio, S. Croce, S. Maria, Annunziata, ecc.) sia alle principali strade rurali (Canne, Eliceto, Bisciglieto, Petrosa, Fontana la Terra, ecc.).

Si realizzò un ampliamento dell’illuminazione pubblica, che fu estesa anche alla strada “Sotto l’orologio”, e della rete fognaria, che integrò anche le zone più periferiche dell’abitato (per esempio via Piano e via Pistilli).

Per quanto riguarda i servizi, fu istituito l’Ufficio Postale a Tufariello e fu ottenuto il prolungamento del servizio degli autobus di linea della SITA fino a piazza IV Novembre.

Tra le iniziative della giunta Mastursi se ne ricorda anche una ‘promozionale’ per la lavorazione del rame, la principale attività dell’artigianato locale, allora ancora fiorente. Per un periodo, infatti, su invito dell’amministrazione buccinese l’Azienda Soggiorno e Turismo di Salerno ebbe la consuetudine di premiare i vincitori del prestigioso Concorso Ippico di Salerno con oggetti in rame realizzati dagli artigiani buccinesi, quali Onofrio (Ninnillo) Via ed i fratelli Amendola.

Ricordiamo, infine, una singolare iniziativa del sindaco Mastursi che, precursore dell’attuale “Alternanza Scuola-Lavoro”, durante il suo mandato consentì ad alcuni giovani studenti delle scuole superiori di frequentare, durante le vacanze estive, gli uffici comunali perché prendessero dimestichezza con un ambiente dove si svolgevano lavori intellettuali, ricevendo in dono alla fine di questa sorta di stage un libro con dedica del Sindaco.

Come detto, Beniamino Mastursi scomparve prematuramente il 10 aprile 1959, all’età di 57 anni. Vasta e commossa fu la partecipazione alle sue esequie, anche da parte di cittadini dei paesi vicini.

Ciò fu la conseguenza innanzitutto della personalità e dei comportamenti del defunto sindaco. Se ne ricordano, infatti, la signorilità dei tratti, l’affabilità nei modi, la sua eleganza ed il rispetto per le persone, e la sua popolarità presso la popolazione, soprattutto nel mondo contadino.

Si ricorda un particolare affetto per i bambini. Più volte per i meno fortunati il giorno della Befana, coadiuvato dalla Suore che reggevano allora l’Asilo Infantile di via Quintino Di Vona e da alcuni amici, tra cui si ricordano in particolare la signorina Ida Mele e Michele Salimbene (Michelin r’Amelia), organizzò un pranzo (non a spese del Comune)
presso l’asilo, allietando spesso l’incontro conviviale anche con qualche sua suonata al pianoforte.

1952 – Pranzo della Befana

1952 – Pranzo della Befana

1952 – Pranzo della Befana
(Archivio famiglia Mastursi)

1952 – B. Mastursi al piano durante il pranzo della Befana
(Archivio famiglia Mastursi)

Pur nell’acredine che contraddistingue inevitabilmente la lotta politica, inoltre, egli ebbe sempre buoni rapporti, il più delle volte amichevoli, con i suoi avversari politici e ne fu, in genere ricambiato.

Ancora oggi il suo ricordo è ben vivo nei buccinesi che ebbero modo di conoscerlo e ci auguriamo che anche le nuove generazioni, che hanno vissuto in periodi successivi della vita amministrativa buccinese, possano esserne incuriositi attraverso le notizie contenute in questa breve nota, composta proprio con questo scopo. 

Cogliamo, infine, l’occasione di questa nota e dell’anniversario della sua dipartita per proporre all’attuale Amministrazione Comunale di intitolare a Beniamino Mastursi una strada, magari nel Centro Storico, dove visse, così come è stato fatto in anni recenti per altre illustri personalità della storia buccinese. La toponomastica cittadina, infatti, rappresenta uno strumento fondamentale per rinnovare nel presente e nel futuro la memoria della nostra comunità, attraverso i suoi protagonisti. Beniamino Mastursi, e insieme a lui tanti altri illustri buccinesi, per quanto ha rappresentato nella storia della nostra comunità lo merita certamente.

* Ringrazio sinceramente l’avvocato Fernando Mastursi per la sua disponibilità e per le informazioni, i documenti e le foto di famiglia che ha voluto generosamente mettere a mia disposizione per la redazione di queste note, che anticipano un mio futuro lavoro più ampio sul periodo fascista e sul secondo dopoguerra a Buccino. Devo le altre foto, rese disponibili tramite l’archivio fotografico “Buccino nella Storia”, alla generosità della sig.na Amelia Salimbene, che ringrazio.

EMANUELE CATONE