Le foto raccontano (1)

Riproponiamo con piacere i ricordi ispirati a Maria Rosaria Pagnani da una foto, pubblicata sul calendario 2016 della Banca di Credito Cooperativo di Buccino e proveniente dall’archivio di Giuseppe Arduino.

 

Sono stata raggiunta telefonicamente, qualche tempo fa, da due amici di Buccino […] che, in una foto […] avevano riconosciuto i miei genitori giovanissimi.

La foto è stata scattata in occasione della distribuzione della “Befana del Duce”, istituita nel 1928 da Augusto Turati. Il 6 gennaio o giù di lì veniva distribuita a scolari meno abbienti una busta, raffigurante il profilo del Duce, contenente regali utili che servono a preservare i più bisognosi dalla crudezza della stagione” . Nella busta che appare tra le mani delle due bambine in divisa di Piccole italiane, di certo, i soliti regali; quattro caramelle, sei biscottini, un mandarino, qualche quaderno, dei pennini, alcuni colori e forse un giocattolo di legno o di latta e una fotografia del Duce che, se non veniva esposta in casa, era rispedita con i ringraziamenti. La consegna della busta avveniva in presenza delle autorità locali, degli insegnanti e delle associazioni femminili, perché erano le insegnanti e le volontarie che raccoglievano presso benefattori e commercianti i regali, poi, suddivisi, confezionati ed assegnati.

Piazza Amendola anni '30_risultato
Piazza Amendola negli anni ’30

Siamo nel gennaio del 1937, in Piazza Amendola, la piazza per antonomasia, davanti al portone che conduceva, attraverso una scala ripida, alla sede del Fascio che negli anni ’50 e passa ospitava il Circolo Sociale, assiduamente frequentato da mio padre. Ad illustrare il mese di novembre compare un gruppo di “fascisti” buccinesi e tra essi i miei genitori Ada Lettieri di ventidue anni e Umberto Pagnani di trentasette. […] Passiamo alla foto. Ancora non siamo riusciti ad identificare le scolarette, in gonna a pieghe di panno e camicia bianca di piquèt, che sono le vere protagoniste della foto ricordo.

1937 - Ricordo della Befana fascista
1937 – Piazza Amendola
Ricordo della Befana fascista
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Cominciando dal basso a sinistra ecco Ernesto Grieco (1), podestà, direttore didattico, poi, ispettore scolastico, accanito lettore di saggi e studioso della storia buccinese, giammai geloso custode del suo sapere, ma prodigo nel dispensarlo ai giovani che lo frequentavano. Sarà tra i primi ad intuire l’importanza storica del nostro paese e pubblicherà nel 1959 il volume “Buccino – Antica Volcei: storia-arte-tradizione-cultura”, che segnerà la strada alle pubblicazioni a venire.

Sorridente alla sua sinistra Elena Bellelli (2), sorella di Giovannina che gestiva un forno al Borgo, sposerà un signore di Grosseto e avranno due figli: Marlene ed Enrico che morirà giovanissimo colpito dalla difterite. Elena, maestra insegnerà negli anni quaranta al Casale.

All’epoca della foto le classi elementari erano dislocate in più quartieri; la prima e la seconda in Piazza Pescara, dove oggi c’è la Banca, la terza era presso l’asilo delle suore della Compassione, la quarta a Sant’Elia in una stanza concessa in fitto da Teresinella Fernicola Di Nunzio, la quinta insieme alla Direzione era ospitata nell’ala est del Palazzo Ducale.

Dalla vistosa cravatta a righe ad ingentilire la divisa di Donna Italiana e con un sorriso appena abbozzato, perché molto timida e riservata, Elvira Martorelli (3) figlia di Edvige Fernicola – la donna Edvigiuzza della mia infanzia – ed Emanuele Martorelli da Ricigliano.

Segue impettita nella sua sahariana di circostanza, Bianca la prima delle sorelle Cerulo (4), tutte maestre, che hanno avviato all’istruzione alcune generazioni di buccinesi. Bianca che conserverà fino a tarda età il portamento altero e lo sguardo fiero non si è mai sposata, ma ha dedicato la sua vita a scolari e nipoti.

Fa capolino tra Elvira e Bianca la maestra Caterina De Rosa, detta Tanuccia (5), sorella della più famosa Gemma. Molto diverse per carattere, Tanuccia non aveva la grande comunicativa e la risolutezza della sorella, ma più riservata sarà benvoluta per la sua generosità. Vissuta in casa Caivano, elegante e signorile nei modi, anche lei mai convolata a nozze, ha insegnato alle elementari fino agli anni sessanta quando è andata in pensione.

Con i capelli mossi ad incorniciare il bel viso sorridente Maria Chiariello (6), studentessa quindicenne, sarà insegnante ed andrà sposa ad un napoletano. È la figlia di don Peppantonio, uomo distinto ed elegante nelle sue giacche di velluto a coste, medico che ha interpretato la professione come una missione, tanto che una buona fama lo ha accompagnato per anni, anche dopo la sua scomparsa nel 1951.

In pompa magna perché non ha saputo rinunciare ad un tocco di eleganza ed ha indossato al di sopra della divisa due splendide volpi grigie, Gilda Lenzi (7), la moglie del podestà, la maestra Gilda. Dal carattere dolce ma deciso non è mai vissuta all’ombra del marito, ma si è distinta per le sue doti umane e culturali divenendo, poi, la gentile ospite del salotto letterario in cui si trasformerà la sua abitazione. Gilda, come altre signore della Buccino bene, non chiamava renard (volpe) come negli anni precedenti, le due pelli legate da una catenella all’altezza del muso, ma volpi argentate, non preferiva il pied-de-pole, ma il mille zampe, non vestiva di jersey ma di punto calza. Bisognava adottare termini italiani e diffondere, così, le manifatture dell’Italia contro le importazioni dalla Francia, da sempre la nostra rivale nel campo della moda e dell’eleganza. Perché nei salotti protetti dalle pesanti cortine di damasco e sui divani dalle rigide spalliere si beveva rosolio, si gustavano i dolci di Bardolino, si suonava il piano, si sfogliavano riviste e si parlava anche di moda.

Dalle gote paffute proprio delle adolescenti e dai lisci capelli a caschetto Lidia, l ‘ultima, dopo Maria ed Elvira, delle tre sorelle Martorelli (8), estroversa e cordiale era la compagnia ideale delle comitive di giovani che si riunivano nei salotti e sui terrazzi per godere della bella e breve giovinezza. Diplomata, non ha mai insegnato, ma si impiegherà al Provveditorato agli Studi di Salerno.

Si distingue per il suo apparire burbera, quasi minacciosa Rosinella Falcone (9) che almeno apparentemente ha sempre conservato un atteggiamento alquanto distaccato, forse, a nascondere una grande insicurezza. Era la sorella di Giovanni che, dalla buona cultura ma non titolato, dava in casa lezioni private di matematica, francese e disegno. Don Giovanni insieme a don Antonio Grieco, fratello prete del Podestà, aveva dato vita ad una specie di scuola privata dove molti giovani buccinesi studiavano per, poi, conseguire da privatisti il diploma magistrale a Campagna o a Salerno.

Subito dietro Rosinella, ecco mia madre Ada Lettieri (10) eccessivamente seriosa per la sua giovane età, forse un po’ spaesata. Ada ha i capelli neri ricci acconciati a trecce sciolte, gli occhi appaiono tristi, lo sguardo lontano non fissa l’obiettivo. Sul vestito dal collo a listino indossa una pelliccia di orsetto che, anni più tardi finirà a concimare gli ulivi delle Tempe del Mulino. Sono trascorsi appena tre anni da quando è venuta sposa ad Umberto Pagnani ed ha attraversato “fiumi e montagne” per raggiungere da villa Lettieri a Capo Posillipo casa Mangini al Casale, dove suona il piano, parla in francese allo specchio e ricama tovagliette da te. Per qualche anno tornerà a Napoli ogni settimana per un bagno ristoratore con acqua a perdere, a Buccino non c’è ancora l’acqua corrente e quella che trasporta ogni due giorni Vincenzo Muccione, il carceriere, in un barile a riempire un serbatoio provvisorio va usata con parsimonia. Per essere madre, una madre presente ed affettuosa, dovrà aspettare ancora dieci anni e saranno lunghi a passare.

A chiudere la prima fila Francesco Goffredi, detto Ciccio (11), insegnate elementare segretario del PNF. Uomo di un certo fascino, alto, magro fa la sua bella figura nella divisa di centurione con lo spadino fiammante e i calzoni alla zuava. Sposato con Melina Bosco ha già tre figli Silvia, Peppino e Carlo, l’anno successivo nascerà il quarto Edoardo, per gli amici Educcio. Per me bambina Silvia è stato un mito, il mio ideale di donna, crescendo avrei voluto le sue fattezze, i suoi colori, la sua lunga treccia. Fatica sprecata crescere!

Apre la seconda fila, sempre da sinistra, Laura Bosco (12) che ha appena diciassette anni, solare dalla pelle chiara, ha la fronte spaziosa e la bocca a cuore, elegante nel suo cappotto di panno cammello dagli ampi revers, risvolti, stringe tra le mani una pochette di vernice (chiamata all’epoca impropriamente scarabattola). Non ancora diplomata, comincerà la sua carriera due anni più tardi, nel 1939, con una seconda elementare al Borgo. Disinvolta e spigliata Laura animerà le serate mondane e fino alla fine sarà circondata da tante amiche anche più giovani di lei, perché dotata di quell’intelligenza vivace che non chiude lo spirito nella gabbia degli anni.

Di fianco a Laura dagli occhiali cerchiati in oro, dai baffi corti e spessi alla Hitler o alla Charlot, Michele Verderese (13), laureato in legge non eserciterà mai e preferirà sempre la professione di insegnante. Sposerà non in giovanissima età, quando è ormai don Michele, una donna di Ricigliano da cui avrà Anna Maria, Giuseppe e Luigina. Pare che le donne di Ricigliano alte e robuste piacessero molto ai buccinesi e così il detto che ho fatto mio per anni “Femmine di Buccino e ciucci di Caggiano” va rivisto, ma non corretto.

Alla sua sinistra Gaetana Caivano, detta Nella (14) che non indossa la divisa, ma un abito scuro a giacca reso civettuolo dal taglio a zig zag del risvolto. Madre del nostro dentista Ciccio, andrà sposa nel 1950 a Saturnino D’Acunto, avvocato, lasciando per il Borgo la sua casa a Sant’Elia. Oltre che moglie e mamma accorta rivestirà anche un ruolo negli uffici pubblici, infatti sarà impiegata al Comune di Buccino come segretaria amministrativa. Nella è figlia di donna Gemma Curzio, la maestra di piano che contribuiva con le sue lezioni a dare alle fanciulle buccinesi quell’educazione necessaria per entrare in società. L’eleganza delle signore buccinesi all’epoca era opera della Sartoria Fumo che confezionava abiti maschili e femminili dal taglio impeccabile e serioso su tessuti venduti da un certo Pernini, un romano di origini ebraiche che vendeva a domicilio e riforniva dei suoi tessuti di gran qualità molte case di moda romane. Gli abiti più femminili e civettuoli in sera e lino, gli abiti da sposa con applicazioni di fiori e foglie erano magistralmente creati e cuciti su misura da Ida Ciaglia che confezionò e ricamò anche i corredini di casa Pagnani.

Alla sinistra di Nella due giovani sorridenti non identificate, anche perché, almeno per una, la foto è alquanto sbiadita. Ed ecco Maria, l’ultima delle sorelle Cerulo (15), bella, sorridente, regale nella sua acconciatura con la treccia a corona, anche lei insegnante brava e molto materna. Ricordo con affetto che era spesso costretta ad intervenire quando la maestra Bevilacqua provava energicamente la solidità della sua bacchetta, non proprio magica, sugli scolari terrorizzati. Maria sposerà Bonaventura D’Acunto e diventerà madre di Raffaele, Lello. Resterà bella ed elegante, disponibile con tutti, anche in tarda età.

Finalmente, ecco mio padre, Umberto Pagnani (16), dalla bellezza alla Spencer Tracy, tratto comune ai nove maschi dei tredici fratelli Pagnani da Contursi. Giovane avvocato della Pretura di Buccino, poi cassazionista impegnato in molti famosi processi per omicidi, quando la miseria e l’ignoranza spingevano a faide interminabili anche per un abigeato. Scelse la terra volceiana come seconda patria, tanto che volle le figlie buccinesi. Studente al liceo scientifico “Vittorio Emanuele” di Napoli, lasciò diciassettenne gli studi per arruolarsi come volontario nella prima guerra mondiale, e fu portaordini in bicicletta nella terra Friulana. Istruttore premilitare sarà richiamato come tenente dei bersaglieri nella seconda guerra, con il suo battaglione sarà di supporto a Lago Aversano durante lo sbarco degli alleati. Appassionato di calcio si dedicherà da presidente alla Buccinese degli anni ’50 portandola a varie vittorie. Non avrà fortuna in politica.

Proprio alle spalle di mio padre il suo coetaneo Giuseppe Goffredi (17), don Peppe, maestro, occupato, poi, come segretario della Direzione Didattica di Buccino che comprendeva circa diciotto comuni dell’entroterra, fin oltre Auletta, fino a Caggiano. Nel 1937 è già padre di Gerardino, Corradino, Paolo e Bianca; dopo qualche anno nascerà Gigino. Manca nella foto la moglie Gaetana, detta Tanina, altra sorella Cerulo, riservata e dolce di carattere, all’epoca insegna ad Atena Lucana, che raggiunge spesso sulla motocicletta guidata da Peppe. Il segretario costretto per molte ore tra le pareti degli edifici scolastici, preferisce trascorrere il tempo libero all’aperto e va a caccia di tordi, riempendo i suoi carnieri dei volatili dell’Eliceto e di Faucesca. Molti anni dopo sarà insignito della medaglia d’argento di Cavaliere della Repubblica.

Alla destra di Maria Cerulo un giovanissimo Vittorino Gigante (18), col solito baffetto alla moda, che ricorda Renato Rascel ne “Il cappotto”. Appena diplomato, ha ventuno anni, dal carattere brillante è molto studioso, conosce tre lingue: francese, inglese e tedesco che parla correntemente. Tra i suoi coetanei è definito un romanticone, eternamente innamorato della vita. Sposerà più tardi, nel 1950, Lina La Falce ed avranno tre figli Domenico, Mario e Patrizia. Il più famoso fratello Marcello, grecista, papirologo e filologo apprezzato dagli studiosi di tutto il mondo, vanto della comunità buccinese, pare sia stato l’ultimo segretario del PNF a Buccino, prima della caduta del regime.

In alto a sinistra, a capo scoperto Gaetano Cupo (19), Tanino per gli amici, per tutti il maestro Cupo. Nel 1937 ha ventiquattro anni insegna a Colliano, dopo essersi diplomato in un istituto retto da Gesuiti. Deludendo la madre Vita che lo voleva prete, ha scelto la vita laica e l’amore per Iolanda da Polla che sposerà dopo qualche anno. La loro è una bellissima storia d’amore protetta dai tredici fratelli che ne avevano affettuosa cura negli enormi spazi di un magnifico castello. Dai due che abiteranno a Buccino nasceranno Francesco e Vito. Molto è giovato a Tanino lo studio presso i Gesuiti, infatti nutrirà sempre un grande amore per gli autori classici e per il latino in cui si esprimeva con grande scioltezza come se fosse la sua seconda lingua. Sarà un punto di riferimento per molti buccinesi avviati agli studi umanistici.

Non abbiamo riconosciuto il ragazzino che si affaccia tra Tanino e l’altro signore dalla capigliatura scomposta. Quest’ultimo, invece, è un certo Scaglione (20): ignoriamo il nome proprio, i suoi impegni pubblici, il suo privato, ma qualcuno ricorda che faceva parte di una banda musicale creata in quegli anni e a lui era stata affidata la grancassa, il grosso tamburo che con fare serioso e professionale andava suonando nelle feste di piazza e ai funerali. Così il giovane Scaglione, che doveva essere un estroso, per i colpi secchi e le vibrazioni della sua grancassa è tornato a a far parlare di sé.

Ha commentato un amico: Questi personaggi andavano clonati. Appartenenti ad antiche famiglie volceiane, i cui discendenti, dopo una inevitabile diaspora, non abitano più le vecchie case, rappresentano una Buccino impegnata nel sociale e colta. Emancipata, apparentemente unita. Io, che amo rintracciare in foto sbiadite note fisionomie, ho lavorato con piacere alla ricostruzione di un evento. A me sono piaciuti tutti e spero anche a voi; uomini e donne, più e meno giovani, eleganti e modesti, sorridenti e musoni, nonostante le divise o forse proprio grazie alle divise. Essi che, affidandosi in quel gennaio del 1937 al fotografo, non potevano prevedere che circa ottanta anni dopo quello scatto in bianco e nero avrebbe ancora suscitato tante emozioni. Il bello della fotografia!

MARIA ROSARIA PAGNANI

 

I ricordi di M. R. Pagnani sono stati pubblicati con il titolo “Quando una foto racconta fatti e persone” in “La Voce di Buccino”, anno XXI, n. 1 (primavera 2015). Ringraziamo l’autrice e Angelo Imbrenda per avercene consentito la riproduzione.

 

Invitiamo altri a sollecitare la propria memoria grazie alle foto rese disponibili dal progetto Buccino nella Storia. Le pagine del nostro blog saranno contenti di ospitare i ricordi che ci farete pervenire.


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